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Archivio dei tag Psicologo Bari

Titoli di studio

T

  • Corso dal titolo:”La psicologia tra scienza e professione” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, novembre ‘13;
  • Evento formativo FAD dal titolo:”Depressione e Compliance alla Terapia” organizzato da METIS srl, novembre ‘13;
  • Corso dal titolo: “Risk Management errori e incidenti nell’ambiente sanitario”, organizzato da SANITANOVA, luglio ‘12;
  • Corso dal titolo: “I nuovi paradigmi della comunicazione in sanità: dal malato ai mass e new media”organizzato da SANITANOVA, giugno ‘12;
  • Giornata di studio dal titolo: “Come ridare voce agli adolescenti in terapia familiare” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, ottobre ‘11;
  • Giornata formativa dal titolo: “Psicoterapie a confronto” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia. Dicembre ‘10;
  • Seminario Intensivo dal Titolo: “I Disturbi di Personalità: Inquadramento diagnostico e Psicoterapia” tenuto dalla Pof.ssa Lorna Smith Benjamin, giugno ’10;
  • Seminario dal titolo: “Il lavoro peritale nelle situazioni di maltrattamento e abuso: aspetti valutativi e terapeutici” tenuto dal Prof. Luigi Cancrini, novembre ’10;
  • Seminario dal titolo: “Tecniche Esperenziali in Psicoterapia” tenuto dal Dott. Alfredo Canevaro, marzo ’09;
  • Giornata di studio sul tema: “La Psicodiagnostica”, seminario di aggiornamento a cura dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, relatore Prof. Alessandro Crisi, novembre ’08;
  • Seminario dal titolo: “La Psicologia Scolastica”, organizzato dall’Ordine Regionale degli Psicologi della Basilicata, ottobre ’08;
  • Progetto “Welcome acquiring citizens rights”- NPP Interreg/Cards Italia Albania 200472006: Asse 1- Misura 1.2- Azione 2 – Sub azione 2.2.a – Ente attuatore dell’azione formativa: En.A.I.P. – PUGLIA- 180 ore formative, da aprile a settembre ’08;
  • Corso Base di Psicologia delle Emergenze organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, ottobre ‘08;
  • Seminario dal titolo: “La psicoterapia delle dipendenze patologiche da sostanze, gioco, potere: cornici diagnostiche e trattamenti” tenuto dal Prof. Luigi Cancrini, settemre ’08;
  • Seminario dal titolo: “Tratti di personalità e sintomatologia del paziente: utilità di individuare un tratto chiave della personalità per costruire una prima spiegazione del sintomo” tenuto dal Dott. Matteo Selvini, febbraio ’08;
  • Giornata di studio sul tema: “La Psicologia Giuridica: ambiti e prospettive di intervento” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, novembre ‘06;.
  • Congresso Internazionale del Mediterraneo – La terapia multimodale e la cultura: due strade per comprendere la mente, tenutosi a bari, il 23-24-25 novembre 2006;
  • Giornata di studio sul tema: “Psicologia dell’Emergenza: Fasi, Obiettivi e Tecniche” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, novembre ’06;
  • Convegno dal titolo: “Separazione e Affidamento Condiviso” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, giugno’ 0;6
  • Seminario dal titolo: “La dimensione etica del lavoro psicoterapeutico nella clinica e nel contesto sociale” tenuto dal Prof. Luigi Cancrini e dal Dott. Giuseppe Vinci, febbraio 06’;
  • Corso pratico dal titolo. “Il test di personalità MMPI-“ Impiego clinico attraverso il computer: la versione automatica Panda” a cura del Dr. Dario De Fidio c/o Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche Università degli Studi di Bari, novembre ’05;
  • Seminario dal titolo “L’abuso dimenticato” c/o la Corte d’Appello del Tribunale di Bari, patrocinato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, novembre ’05;
  • Seminario dal titolo”La perizia sistemica nella separazione dei coniugi con affidamento dei figli: criteri, strumenti e sviluppi” tenuto dal Prof. Guglielmo Gulotta e Antonio Romanello, ottobre ’05;
  • Seminario dal titolo: “Tecniche analogiche in terapia sistemica: le sculture e le maschere”, tenuto dal prof. Philippe Caillè, settembre ’05;
  • Seminario studio su : “La Psicometria: dalla diagnosi alla riabilitazione. Gli strumenti di riferimento” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, giugno ’05;
  • Seminario studio su : “La Privacy nella professione di psicologo” organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, giugno ’05;
  • Seminario dal titolo: “L’oceano borderline. Terza puntata: i disturbi di personalità”, tenuto dal Prof. Luigi Cancrini, giugno ’05;
  • Seminario dal titolo: Le radici orizzontali: la risorsa dei fratelli nella famiglia normale e nella clinica familiare”, tenuto dal Prof. Rodolfo De Bernart, febbraio ’05;
  • Seminario dal titolo: “L’Oceano borderline. Seconda puntata: i comportamenti estremi”, tenuto dal Prof. Luigi Cancrini, novembre ’04;
  • Convegno seminario “Aiutare a fare: come aiutare, come fare, come farsi aiutare?” Operatori sociali e la relazione d’aiuto nel lavoro di territorio. Buone pratiche a confronto”, organizzato dal Consorzio Elpendù- Mola di Bari, novembre ’04;
  • Seminario dal titolo: “La diagnosi di personalità come guida al trattamento psicoterapeutico”, tenuto dal Dott. Matteo Selvini, marzo ’04;
  • Seminario dal titolo: Storie di resilienza”, tenuto dal Dott. Matteo Selvini, marzo ’04;
  • Seminario dal titolo: “I nuovi percorsi del lavoro – Strategie e strumenti per l’inserimento socio-occupazionale di soggetti con esperienze di abuso” a cura del CNCA, febbraio ’04;
  • Seminario dal titolo: “Quando il corpo parla: i disturbi psicosomatici in una prospettiva sistemica”, tenuto dal Prof. Luigi Onnis, novembre ’03;
  • Corso dal titolo: “Livelli essenziali di assistenza: efficacia ed appropriatezza delle prestazioni psicologiche” organizzato dall’Ordine degli psicologi della regione Puglia, ottobre ’03;
  • Seminario dal titolo: “Psicoterapia e mediazione familiare nella separazione e nel divorzio” tenuto dal Dott. Fabio Bassoli; settembre ’03;
  • Corso di formazione professionale per “Operatore in servizio presso strutture del Non Profit nel settore della riabilitazione dalla comorbidità psichiatrica e da tossicodipendenza”-Iniziativa Comunitaria EQUAL-Progetto IT-G-PUG-0111 “Double Spiral”. Il corso, di 180 ore formative, si è concluso a dicembre 2003;
  • Convegno dal titolo: “Il bambino abusato, percorsi giudiziari e psicologici”, organizzato dal Centro Antiviolenza “Albachiara”, aprile ’03;
  • Seminario dal titolo: “La relazione con l’utente/cliente nell’avvio del processo terapeutico: il nodo della presa in carico”, tenuto dal dott. Giuseppe Vinci; aprile ’03;
  • Convegno dal titolo: La cultura dell’Antiviolenza e le Politiche Sociali Locali”, organizzato dal Centro Antiviolenza “Albachiara”, aprile ’03;
  • Seminario dal titolo: “I figli dei tossicodipendenti, degli alcolisti, dei pazienti psichiatrici: tutela del minore e cura del genitore” tenuto dal dott. Stefano Cirillo, marzo ’03;
  • Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi della durata di 50 ore, organizzato dal A.R.C.A.T. Puglia, Comune di Bari – Assessorato ai Diritti Civili e Sociali, A.P.C.A.T. Bari – Unità di algologia Sez. Med. Interna – Di.M.I.M.P. – Bari; febbraio ’03;
  • Evento formativo per psicologi denominato: “Metodi e strumenti per la valutazione dei comportamenti organizzativi”, organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, dicembre ’02;
  • Seminario dal titolo: “Disturbi di personalità e patologia alimentare” tenuto dalla dott.ssa Anna Maria Sorrentino, novembre ’02;
  • Seminario dal titolo: “Individuo e Famiglia: attaccamento, relazione, affetti, tenuto dal dott. Antonio Romanello, novembre ’02;
  • Seminario dal titolo: “La qualità prende servizio: incentivare e promuovere l’innovazione nella moderna managerialità sociale”, organizzato dalla Sapienza Università degli Studi di Roma, dal C.N.C.A. (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) e dall’Unione Europea Fondo Sociale Europeo, novembre ’02;
  • Seminario dal titolo: “La psicoterapia Familiare nel trattamento dei disturbi mentali” tenuto dal Prof. Luigi Cancrini, settembre ’02;
  • Convegno dal titolo: “Altre violenze e violenze ulteriori”, maggio ’02;
  • Seminario dal titolo: “Formazione psicoterapeutica: il punto di vista sistemico” tenuto dal Prof. Luigi Cancrini, maggio ’02;
  • Convegno organizzato da PSICOBIETTIVO dal titolo: “Teoria dell’attaccamento e psicoterapie”, febbraio ’02;
  • Workshop dal titolo: “Dal gusto alcolico al problema alcolico”, organizzato dal Dipartimento Dipendenze Patologiche AUSL Ba/2, maggio ’01;
  • Seminari formativi rivolti agli operatori dei servizi pubblici e del privato sociale su “Diritti e Doveri delle persone HIV+”, promossi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli Affari Sociali, aprile
  • Seminario organizzato dalla COOPERATE Soc. Cop. Ar.l., dal titolo: “Il trattamento del paziente tossicodipendente: verso un approccio integrato”, gennaio ’01;
  • Convegno della durata di otto ore formative, organizzato dall’Ordine dei Medici di Foggia dal titolo: “Adolescenza e salute mentale”, ottobre ’00.

Depressione Post Partum

La nascita di un figlio è un evento di una portata enorme: vi si intrecciano emozioni fortissime di natura totalmente contradditoria.  Infatti, nell’idea dell’arrivo di un figlio ci sono la felicità e la sorpresa , ma ci sono anche i timori, l’ansia per il cambiamento. Contrariamente a quanto ci può essere stato raccontato diventare madri non è solo “bello”, ma è anche un evento altamente stressante e di crisi.

Infatti, esso segna una netta rottura con la vita passata, una perdita momentanea di quello che poteva essere l’equilibrio precedentemente trovato.
Da due si passa ad essere in tre, la donna diventa anche madre, il corpo cambia, le dinamiche familiari cambiano e non è sempre facile fare i conti con questi cambiamenti che richiedono enormi capacità di resistenza fisica ed emotiva.

Come tutti i grandi eventi della vita la nascita di un figlio rappresenta un momento ricco di potenziale evolutivo per la donna, ma ciò può avvenire solo se le difficoltà che emergono vengono elaborate per creare un quadro di sé stesse più ricco e variopinto. Condizione necessaria è che la donna senta di avere uno spazio per esprimere ciò che sente, con tutte le ambivalenze caratteristiche di questo evento, per liberarsi ed essere sollevata dal carico di inadeguatezza e sensi di colpa che alcune di loro rischiano di provare nel momento in cui emergono sentimenti o pensieri non positivi verso il proprio bambino. Creare un nuovo modello di sé stessa, probabilmente molto differente dal precedente, dove possano trovare posto anche quelle parti che rischiano di essere giudicate come meno dignitose o “perfette”, ma che di fatto sono del tutto naturali.

 

Durata della Depressione Post Partum


E’ importante sottolineare la differenza tra depressione post parto e baby blues: quest’ultimo infatti si manifesta appena dopo il parto e tende a rientrare spontaneamente e senza conseguenze in tempi brevi, circa due settimane.  Caratterizzato da instabilità emotiva non rappresenta uno stato patologico, in quanto fondamentalmente indotto dai potenti cambiamenti ormonali.
Se la sensazione di malinconia dopo il parto è molto frequente e non patologica, causata dalle forti alterazioni ormonali, può capitare che invece peggiori. Può accadere che l’umore della neomamma si oscuri e che la donna si senta una madre incapace e diversa dalle altre, carica di ansie su un futuro molto incerto. La neomamma può non sentirsi in grado di prendersi cura del figlio: è importante riconoscere il prima possibile i sintomi di questo malessere.

Sintomi

Le cause della depressione post partum sono molteplici: fattori fisiologici ed ormonali, una predisposizione genetica, il tipo di personalità, il contesto familiare, eventi stressanti concomitanti quali un lutto, un trasloco, un trasferimento, problemi economici, ecc..
La depressione post partum viene spesso tenuta nascosta per vergogna: i pensieri che essa genera non sono generalmente espressi e condivisi per timore di non essere comprese, anzi giudicate come cattive madri.

I sintomi classici sono:

umore depresso e/o irritabile,

senso di disperazione e inadeguatezza

tristezza e crisi di pianto,

ansia e eccessive preoccupazioni per la salute propria e del bambino,

senso di colpa,

perdita di interesse

scarsa concentrazione e difficoltà nel prendere decisioni,

disturbi del sonno

Terapia

Rivolgersi ad uno psicoterapeuta può servire a esprimere i propri problemi e a rielaborarli in una relazione empatica e non giudicante per riattivare la parte genitoriale della madre, che sarebbe naturalmente presente in condizione di benessere. Il percorso passerà attraverso l’elaborazione delle emozioni che oscurano il momento di crisi, affrontando con il supporto del professionista le ansie e le preoccupazioni per ritrovare una serenità condivisa.

Il lavoro sarà rivolto ad integrare quelle parti che si sono tenute nascoste fino a quel momento, all’interno di una nuova visione di sé stessa, come madre e come donna.

Timidezza

La timidezza è facilmente individuabile perché le principali manifestazioni, attivate dal sistema nervoso periferico, sono: rossore in viso, battito cardiaco accelerato, sudorazione, tremore, bocca asciutta, mal di stomaco nausea, ansia.
Inoltre, spesso, a livello comportamentale, la persona timida:

  • cerca di evitare il contatto visivo durante uno scambio verbale;
  • presenta una certa rigidità nella forma del comportamento sociale che si manifesta con comportamenti molto formali, che seguono l’etichetta;
  • adotta un controllo rigido delle proprie reazioni emotive;
  • ha riluttanza a dialogare, proprio perché teme di sentirsi al centro dell’attenzione;
  • ha la netta convinzione che i contenuti dei suoi discorsi siano poco interessanti.

Tutto questo lo conduce ad avere scarne relazioni sociali , poiché qualsiasi situazione esterna che lo faccia sentire al centro dell’attenzione, viene evitata

Quindi per timidezza si intende un insieme di nervosismo e di preoccupazione che si manifesta nel contesto delle relazioni interpersonali.

Conseguenze della timidezza

La timidezza può manifestarsi con diverse intensità provocando una gamma di conseguenze che va dalla ritrosia nelle situazioni di esposizione, fino a dei comportamenti di evitamentoinibizione e isolamento in grado di condizionare gravemente lo svolgersi della vita quotidiana.

La timidezza è legata all’osservazione da parte degli “altri”, l’esposizione al giudizio, ed è influenzata dal livello della propria autostima.
L’autostima, a sua volta, è influenzata dalla timidezza, perciò capita spesso che si generi un circolo vizioso per cui una bassa autostima causa timidezza, la quale va ad alimentare la bassa autostima e così via, fino a che la semplice timidezza non si trasforma in un disturbo più serio come la fobia sociale.

La psicoterapia per una timidezza eccessiva riposa sulla solidificazione o sulla costruzione di una autostima adeguata, lavoro terapeutico che richiede un “viaggio” nella memoria, all’epoca in cui abbiamo imparato a valutarci in modo errato.

Ansia da Prestazione

L’ansia da prestazione è una emozione di intensità esagerata
che si sviluppa quando si sente di essere sottoposti a un giudizio relativo alla produzione di un certo risultato.

Di per sé l’ansia è un meccanismo di sopravvivenza e non va mai eliminata del tutto.

L’ansia da prestazione è indipendente dalle reali capacità dell’individuo e si manifesta tipicamente in due situazioni: il rapporto sessuale e l’esame.

Nell’ansia da prestazione il soggetto associa il raggiungimento del risultato desiderato non alla soddisfazione o al disappunto per averlo o non averlo raggiunto, ma al proprio valore assoluto come individuo.

Si tratta di una generalizzazione che ha profonde implicazioni sull’autostima e sulla sicurezza di sé. Questo perché cede implicitamente la valutazione del proprio valore di individuo a un giudice esterno e spinge il soggetto verso un perfezionismo disfunzionale.

L’ansia da prestazione può essere sfibrante al punto da impedire con la sua sola presenza di raggiungere i risultati desiderati.

Trattamento

Il trattamento dell’ansia da prestazione inizia con un lavoro sul ridimensionamento del significato dell’insuccesso proseguendo poi lungo un percorso terapeutico simile a quello relativo agli altri tipi di ansia.

Ansia anticipatoria

L’ansia anticipatoria è una emozione di intensità esagerata
che si sviluppa al pensiero di trovarsi in una situazione che ha provocato ansia esagerata nel passato.

Di per sé l’ansia è un meccanismo di sopravvivenza e non va mai eliminata del tutto.

L’ansia anticipatoria trae la sua forza dal lasciarsi automaticamente indulgere in pensieri catastrofici e si manifesta soprattutto con perdita di concentrazionenervosismo e irritabilità.

Può essere così intensa da causare comportamenti di evitamento  di situazioni, luoghi, ecc., tali da interferire seriamente con la quotidianità e il benessere del soggetto.

Il trattamento dell’ansia anticipatoria inizia con il riconoscimento dei pensieri catastroficiche ne sono alla base, per poi proseguire lungo il tipico percorso di elaborazione dei problemi di ansia.

Trauma psicologico

Il trauma psicologicosecondo la Psicotraumatologiaè una ferita dell’anima che risiede, come ogni elemento psicologico che riguarda la nostra vita passata, nella nostra memoria.
Un trauma psicologico può anche essere definito come l’effetto di un evento traumatizzante sui nostri ricordi che comprendono anche tutto ciò che abbiamo imparato su di noi e sul mondo.


Trauma T e trauma t

L’universo del trauma psicologico può essere diviso in due grandi categorie che, per facilità di comprensione, vengono chiamate trauma psicologico con la T maiuscola e trauma psicologico con la t minuscola.

Un trauma psicologico con la T maiuscola è il risultato di un evento singolo, ben riconoscibile e ben delineato nel tempo, che ha causato nel soggetto o in una persona in cui il soggetto poteva identificarsi, l’esperienza di una minaccia vitale.
Esempi di trauma psicologico con la T maiuscola sono alcuni terremoti, certi incidenti d’auto, stupri, rapine, omicidi, disgrazie naturali, attentati, ecc.

Un trauma psicologico con la t minuscola è, al contrario, il risultato di una serie di eventi  disturbanti ognuno dei quali, di per sé, non causa la percezione di una minaccia alla vita del soggetto.
L’insieme di questi eventi per il fatto che si ripetono per un lungo periodo di tempo e che hanno luogo durante l’epoca dello sviluppo causa un trauma psicologico che influenza negativamente il concetto di sé dell’individuo, così come le sue aspettative sul funzionamento del mondo.

Su questo si basano moltissimi casi di bassa autostima, di ansia inspiegabile, di paure irrazionali, di depressione e sfiducia nel futuro.
Nei casi peggiori, il trauma psicologico con la t minuscola può anche impedire lo sviluppo di importanti funzioni mentali come quelle metacognitive,  la cui mancanza potrà essere fonte di gravissime difficoltà per il soggetto, sia nella vita di relazione, sia nella comprensione del mondo.


Evento traumatico e ricordo traumatico

Quando si parla di trauma psicologico, sono fondamentali i concetti di evento traumatizzante e di ricordo traumatico.
Un evento traumatico, infatti, spesso non è traumatico di per sé. Lo diventa in rapporto allo stato in cui si trova “in quel momento” la persona che lo vive. Per esempio, per un neonato, l’essere lasciato solo in macchina può essere assai traumatico e causare un trauma psicologico.
Un evento diventa traumatico e quindi provoca un trauma psicologico, a seconda delle risorse che possiede la persona che lo vive, e delle condizioni in cui si trova al momento dell’evento.
Ciò avviene perché un trauma psicologico si forma quando un evento “potenzialmente” traumatico causa un’agitazione psichica (inglese: arousal) più forte delle capacità di far fronte che la persona possiede in quel preciso momento.
Ossia, quando viene raggiunto un punto di rottura, che naturalmente varia a seconda delle risorse e delle condizioni specifiche del soggetto.


Punto di rottura

Quello che accade quando un evento ci conduce al punto di rottura, è che i nostri ricordi vengono registrati nella memoria in maniera diversa dal solito. Essi si frammentano, si spezzettano e le parti dell’evento perdono il contatto l’una con l’altra, spesso diventando inaccessibili alla consapevolezza.
I “pezzi” dell’evento che ricordiamo, tuttavia, diventano nitidissimi, e questo riguarda anche la loro intensissima carica emotiva.
In psicotraumatologia, per esempio, si incontrano con una certa frequenza casi in cui, all’inizio della terapia, una persona che ha subito uno stupro ricorda unicamente il terribile scintillare del coltello con cui è stata minacciata. O l’atroce puzzo del violentatore. Oppure, casi in cui una persona investita da un’automobile ricorda unicamente l’improvviso e agghiacciante avvicinarsi dello stridio dei freni.

Il ricordo traumaticoI

ricordi di un evento che ha causato un trauma psicologico sono diversi dai ricordi normali anche perché vengono fisicamente registrati in un luogo diverso del cervello, l’amigdala, che è il nostro centro di allarme.
L’amigdala non possiede il senso della progressione del tempo perciò, quando il ricordo traumatico viene attivato, ossia richiamato alla mente da un qualche stimolo, spesso innocuo, il soggetto non si rende conto che si tratta di un ricordo lontano nel tempo, ed è portato a reagire. Reagisce oggi con la stessa emotività di allora.
Se a essere attivati sono ricordi inaccessibili alla consapevolezza, l’intensa emotività è l’unica cosa di cui il soggetto si accorge, percependo solo di stare male, senza motivo apparente , per esempio in certi casi di attacchi di panico.
Nella sindrome psicologica chiamata PTSD (Disturbo da Stress Post Traumatico) queste condizioni conducono all’evitamento di situazioni e luoghi, limitando di molto la vita della persona che ha subito il trauma psicologico.

Riabilitazione del trauma

Dal punto di vista terapeutico e riabilitativo, la differenza più importante tra un ricordo normale e un ricordo legato a un trauma psicologico consiste nel fatto che un ricordo normale non possiede più l’intensissima carica emotiva che invece il trauma psicologico porta sempre con sé.
Quando un trauma psicologico viene elaborato attraverso un intervento di psicotraumatologia non solo i frammenti del ricordo tornano accessibili e si uniscono nel formare una narrativa dotata di senso, ma la carica emotiva di quel ricordo si stempera.

Ossia noi possiamo sia ricordare l’intero evento che ha causato in noi il trauma psicologico, sia ripercorrerne tutte le fasi senza subirlo emotivamente come se stesse accadendo nel momento in cui lo ricordiamo.
Possiamo ricordare, per esempio, quella volta che c’è stato l’incendio e che abbiamo temuto di bruciare vivi, e sappiamo perfettamente che l’esperienza, al momento, è stata terribile. Ma, avendo elaborato il trauma psicologico, abbiamo anche accettato nel profondo di noi stessi che si tratta di una esperienza passata, che siamo sopravvissuti e che “quel” pericolo, oggi, non esiste più.

Accompagnare nella malattia

Scoprire di avere una malattia è sempre uno shock. Che sia una malattia acuta o cronica, accogliere certe notizie non è affatto semplice. Ognuno di noi reagisce in maniera diversa, chi più emotivamente, chi cercherà di razionalizzare, chi negherà la malattia.

Dal punto di vista emozionale ognuno affronterà a modo proprio la complessa gestione delle emozioni che si scatenano.
Una persona malata, consapevole della gravità della propria malattia è sottoposta ad un forte stress. Infatti, la malattia ci mette in contatto con la propria precarietà e il senso dell’essere finiti, generando spesso emozioni di ansia e angoscia. Essa arriva come un attacco alla propria integrità, una minaccia alla propria unità e alla propria immagine, alla percezione di controllabilità del proprio corpo e della propria vita in generale. La malattia, infatti, non colpisce solo il corpo, ma anche la psiche. E’ un avvenimento psichico che crea un vissuto complesso da gestire.

Cosa possiamo fare?


E’ necessario assicurare la migliore qualità della vita proprio nel momento in cui la malattia e la morte potenzialmente  fa capolino nella vita di una persona.
La dott.ssa Lopane si mette all’ascolto della persona che ha bisogno di esprimere i suoi timori, i suoi dubbi e tutte le altre emozioni correlate. Parallelamente osserva come la persona si adatta alla malattia, quale è il suo personale livello di stress, il bisogno di controllo sugli eventi, la capacità di parlare delle proprie emozioni e di cercare sostegno intorno.

Insieme al paziente è importante trovare il personalissimo modo per vivere al meglio la malattia: entrare in contatto con le proprie emozioni, imparare a esprimerle al meglio, siano esse paura, rabbia, tristezza.

Interventi

Attraverso esercizi di rilassamento e i protocolli EMDR la persona può arrivare a canalizzare al meglio le reazioni emotive, soprattutto al fine di accettare di provare e vivere delle esperienze e delle emozioni considerate negative, piuttosto che lottare per evitarle.
Agendo sia sul corpo che sulla psiche la malattia intacca nel profondo il modo di percepirsi. L’autostima può essere profondamente minata. L’intento sarà quindi quello di ricostruire una visione di se stessi nuova, alla luce del cambiamento che ha toccato psiche e corpo, confrontando la persona con la propria vulnerabilità e l’incontrollabilità degli eventi della vita.
Il malato necessita quindi di essere accolto nella sua totalità grazie ad un approccio che sappia ascoltare sia il sintomo fisico che quello psicologico, in relazione con l’unicità del suo essere. Occorre pertanto agire in modo olistico, prendendo in considerazione la persona nella sua interezza, non solo corpo e patologia, non solo sintomo, ma anche emozioni, relazioni, paure e speranze.

Bullismo e Cyberbullismo

Sempre più frequentemente accade che bambini  manifestino comportamenti violenti verso i propri pari. Tali comportamenti spesso e volentieri ricadono sotto la definizione di bullismo. 

Chi subisce tali atti rischia quindi di annoverarsi a vittima di bullismo stesso. Per forza di cose non è raro che tali episodi si verifichino durante le ore scolastiche.

Già in prima elementare può accadere che un bambino esprima atteggiamenti denigratori o repressivi verso un suo compagno di classe. Accade spesso che condotte di questo tipo vengano agite durante i minuti della ricreazione oppure durante l’orario di uscita. Per i genitori diventa allora prioritario capire cosa fare nei casi di bullismo a scuola.

La piccola vittima di bullismo inizia a sopportare aggressioni fisiche o verbali perchè non riesce a comprenderne e percepirne il pericolo. Con il passare del tempo si chiede come reagire alle prese in giro senza trovare risposta. Si abituerà e si convincerà che forse è normale, che lui sia veramente come viene appellato o trattato dal bullo. Imparerà a gestire i momenti di aggressione magari sapendo quando questi debbano accadere e a farli passare alla meglio.

Spesso il bambino maltrattato non ha il coraggio di riferirlo ai genitori. Questo perchè pensa di non essere creduto oppure che essi non potranno intervenire per difenderlo. Così si perpetuano questi agiti violenti per lungo tempo provocando nella vittima di bullismo stati d’animo dolorosi. Può perdere la stima di se e diventare triste ed ansioso. A volte gli adulti non danno la giusta considerazione a racconti di questi episodi forniti dai propri figli. Ecco perchè bullismo e psicologia entrano inevitabilmente in stretto legame.

Quando il proprio figlio manifesta ansia o rifiuto di andare a scuola, può accadere, che il fenomeno del bullismo sia la causa principale: è meglio non sottovalutare.

Vittima di Bullismo in adolescenza: come e cosa cambia nella manifestazione del problema

Con il crescere dell’età e dello sviluppo psicofisico, il fenomeno del bullismo cambia nella sua modalità e nella sua intensità di manifestazione. È al vaglio una proposta di legge che definisce come Bullismo in adolescenza una qualunque forma di aggressione o molestia reiterata, “da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima”

Nella moderna tecnologia tali comportamenti, anche non reiterati, vengono perpetrati attraverso l’uso della rete e assumo un termine specifico. Attraverso la rete telefonica, rete internet, della messaggistica istantanea, social network o altre piattaforme telematiche, si parla sempre più spesso di episodi di “cyberbullismo”. La pena per tale reato è fino a 6 anni di carcere.

Anche per l’adolescente, forse anche in misura maggiore rispetto al bambino, è difficile comunicare agli altri ciò che sta vivendo. Le percentuali di incidenza di tale fenomeno affermano che 1 adolescente su 3 ne è vittima.

Purtroppo appartiene all’adolescente il ritirarsi dalle confidenze con i genitori. Per questo è ancora più importante che il genitore cerchi di osservare se il proprio figlio o figlia sta vivendo un’esperienza simile.

Come si comporta un ragazzo vittima di bullismo

I segnali con cui il bullismo si presenta a livello psicologico e comportamentale sono vari e purtroppo talvolta non molto diversi dal normale atteggiamento che la crisi di crescita adolescenziale produce:

  • Ritiro
  • Permalosità aumentata
  • Difficoltà scolastiche
  • Nervosismo ed insofferenza

Possono manifestarsi anche sintomi più anomali come:

  • Difficoltà alimentari
  • Depressione
  • Attacchi di panico

È importante osservare se nel ragazzo/a c’è un cambiamento di comportamento e non rimanere distanti aspettando magari che passi da se. È possibile aiutare chiunque si trovi vittima di questa situazione a ritrovare serenità e fiducia con se stessi.

Terapia breve EMDR, come può aiutare

L’EMDR è molto indicato anche nei traumi relazionali e interpersonali come quelli che generano le esperienze di bullismo.

L’approccio EMDR offre l’occasione di aiutare le vittime a rielaborare l’impatto emotivo degli episodi di bullismo, togliendo la parte più traumatica, facendoli lasciare queste esperienze nel passato e rafforzando la loro autostima. In questo modo possono liberarsi dalle conseguenze psicologiche di questi eventi così stressanti a cui possono essere sottoposti bambini e ragazzi.

Alla fine di una terapia breve e mirata con l’EMDR quelli che sono stati vittime di bullismo riescono a vedere in modo più costruttivo queste esperienze e soprattutto possono crescere e sviluppare una personalità più ricca e piena di risorse.

E’ possibile lavorare anche con il “bullo”, nel caso in cui si abbia questa possibilità per fargli rielaborare gli eventi  e i modelli che possono averlo portato a sviluppare un comportamento così aggressivo e traumatizzante, ma anche per fargli sviluppare delle modalità alternative di comportamento più sane per lui e per gli altri.

Il trattamento con EMDR sui bulli può aiutare a sviluppare empatia e gestione della rabbia e dell’aggressività e dire così definitivamente “Stop al bullismo”.

In caso di dubbi o per informazioni sul delicato tema del bullismo non esitate a contattarmi.