• +39.392.0058265
  • marialuisa.lopane@libero.it

Archivio dei tag psico racconti

Il Cane e lo Specchio d’Acqua

Un giorno un uomo regalò al suo cane un bel pezzo di carne. Felice, il cane decise di cercare un posto tranquillo dove mangiarselo.

Arrivato nei pressi di un bel laghetto, si sedette per gustarsi il suo pezzo di carne, ma a un tratto vide la sua immagine riflessa nello specchio d’acqua e credette che laggiù ci fosse un altro cane con un pezzo di carne più grosso del suo.

Decise di tuffarsi per andarlo a prendere. Riemerse senza nulla, e senza neppure il pezzo di carne che aveva prima, andato perso nel tuffo.

I DUE LUPI

Un vecchio indiano Cherokee è seduto difronte al tramonto con suo nipote, quando d’improvviso il bambino rompe l’incanto di questa contemplazione e rivolge al nonno una domanda molto seria per la sua età.

“Nonno perchè gli uomini combattono?”

Il vecchio con gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma:

“Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perchè lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.”

“Quali lupi nonno?”

“Quelli che ogni uomo porta dentro di sè”.

Il bambino non riusciva a capire, ma attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità.

Infine il vecchio, che aveva dentro sè la saggezza del tempo, riprese con tono calmo.

“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo, vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”

Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.

“E l’altro?”

“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede”

Il bambino rimase a pensare un istante quello che il nonno gli aveva appena raccontato.

Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.

“E quale lupo vince?”

Il vecchio cherokee si girò a guardarlo e rispose con i suoi occhi puliti.

“Quello che nutri di più”.

Storia nativi d’America

LE STAGIONI

Un uomo aveva 4 figli. Voleva imparassero a non giudicare le cose troppo velocemente, così li mandò uno alla volta a osservare un albero molto distante da casa.

Il più grande andò in inverno, il secondo in primavera, il terzo in estate, il più giovane in autunno.

Quando tutti furono tornati, chiese loro cosa avevano visto.

Il grande disse che l’albero era brutto, spoglio e ricurvo.

Il secondo disse che era pieno di gemme e promesse di vita.
Il terzo non era d’accordo: l’albero era pieno di fiori, profumato e bellissimo, era la cosa più bella che avesse mai visto.
Il più piccolo aveva un’opinione ancora diversa… l’albero era carico di frutti e pieno di vita e realizzazione.L’uomo spiegò ai suoi figli che tutti avevano ragione, infatti avevano osservato solo una stagione della vita dell’albero.
Disse loro di non giudicare un albero o una persona solo in una stagione e che l’essenza di ciò che si è può essere misurata solo alla fine, quando tutte le stagioni sono complete.

QUANDO HAI SMESSO DI BALLARE?

In molte società sciamaniche se vai dal guaritore lamentandoti di essere demoralizzato, sconsolato o depresso ti farà una di queste quattro domande:

quando hai smesso di ballare?

quando hai smesso di cantare?

quando hai smesso di essere affascinato dalle storie?

quando hai smesso di trovare conforto nel dolce territorio del silenzio?

Dal WEB

IL MOMENTO DELL’AURORA

Un rabbino riunì i suoi allievi e domandò loro: “Come possiamo conoscere il momento preciso in cui finisce la notte e comincia il giorno?”
“Quando, a una certa distanza, siamo in grado di distinguere una pecora da un cane”, disse un ragazzino.
“In verità, si può affermare che è ormai giorno quando, a una certa distanza, siamo in grado di distinguere un olivo da un fico”, replicò un altro allievo.

“Non sono soluzioni particolarmente convincenti.”
“Qual è la risposta giusta allora?” domandarono tutti, e il rabbino disse: “Quando si avvicina uno straniero e noi lo confondiamo con un nostro fratello, ponendo fine a ogni conflitto. Ecco, questo è il momento in cui finisce la notte e comincia il giorno.”

Paulo Coelho

PERCHÉ’ L’AMORE E’ CIECO?

Si racconta che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità degli uomini. Quando la noia si fu presentata per la terza volta, la follia, come sempre un po’ folle, propose: “Giochiamo a nascondino!”.

L’interesse alzò un sopracciglio e la curiosità, senza potersi contenere, chiese: “A nascondino? Di che si tratta?”.
“É un gioco, – spiegò la follia – in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a 100 mentre voi vi nascondete e, quando avrò terminato di contare, il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco”.
L’entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall’euforia. L’allegria fece tanti salti che finì per convincere il dubbio e persino l’apatia alla quale non interessava mai niente.
Però non tutti vollero partecipare: la verità preferì non nascondersi (perché avrebbe dovuto se poi alla fine tutti la scoprono?), la superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non rischiare.

“Uno, due, tre…” cominciò a contare la follia.

La prima a nascondersi fu la pigrizia, che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso, la fede volò in cielo e l’invidia si nascose all’ombra del trionfo che, con le proprie forze, era riuscito a salire sulla cima dell’albero più alto.
La generosità quasi non riusciva a nascondersi: ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici.

Che dire di un lago cristallino? Ideale per la bellezza.

Le fronde di un albero? Perfetto per la timidezza.

Le ali di una farfalla? Il migliore per la voluttà.

Una folata di vento? Magnifico per la libertà.

Così la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.

L’egoismo, al contrario, trovò subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per sé, la menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l’arcobaleno), la passione e il desiderio al centro dei vulcani.

L’oblio non mi ricordo dove.

Quando la follia arrivò a contare 99, l’amore non aveva ancora trovato un posto dove nascondersi poiché li trovava tutti occupati, finché scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori.

“Cento!” – contò la follia, e cominciò a cercare.

La prima a comparire fu la pigrizia, solo a tre passi da una pietra. Poi udì la fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e sentì vibrare la passione e il desiderio dal fondo dei vulcani. Per caso trovò l’invidia, e poté dedurre dove fosse il trionfo. L’egoismo non riuscì a trovarlo: era fuggito dal suo nascondiglio, essendosi accorto che c’era un nido di vespe. Dopo tanto camminare, la follia ebbe sete, e nel raggiungere il lago scoprì la bellezza.
Con il dubbio le risultò ancora più facile, giacché lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi.

Alla fine trovò un po’ tutti: il talento nell’erba fresca, l’angoscia in una grotta buia, la menzogna dietro l’arcobaleno, infine l’oblio, che si era già dimenticato che stava giocando a nascondino.

Solo l’amore non le appariva da nessuna parte.
La follia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne. Proprio quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muoverne i rami, quando, all’improvviso, si udì un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell’amore!
La follia non sapeva più che cosa fare per discolparsi: pianse, implorò, domandò perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L’amore accettò le scuse. Da allora l’Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

LASCIARSI TRASPORTARE

Un aneddoto taoista narra di un vecchio accidentalmente caduto nelle rapide di un fiume e trascinato verso una pericolosa cascata.

La gente che si trovava lì temeva per la sua vita. Miracolosamente però, l’uomo riemerse vivo e vegeto a valle, ai piedi della cascata. La gente gli chiese come fosse riuscito a sopravvivere.
Rispose l’uomo: “Mi sono adattato all’acqua, invece di lottare perché l’acqua di adattasse a me. Senza pensarci, mi sono lasciato modellare dall’acqua. Il gorgo mi ha trascinato, il gorgo mi ha restituito. È così che sono sopravvissuto.”

Tratto da I 7 principi della serenità di Brenda Shoshama

NON SI PUÒ’ ESSERE FELICI SE GLI ALTRI SONO TRISTI

Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.

Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.

Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero:

“UBUNTU: come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”

Mandela

L’AQUILA CHE VISSE E MORI’ COME UN POLLO

“Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quello che facevano i polli del cortile, pensando di essere una di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni e l’aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita: “Chi è quello?” chiese. “E’ l’aquila, re degli uccelli, rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli. E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale”.

A. De Mello

FAR DURARE UN AMORE

Una mamma e un bambino stanno camminando sulla spiaggia.

Ad un certo punto il bambino chiede: “Come si fa a mantenere un amore?”
La mamma guarda il figlio e poi gli risponde: “Raccogli un po’ di sabbia e stringi il pugno…”
Il bambino stringe la mano attorno alla sabbia e vede che più stringe piu’ la sabbia gli esce dalla mano.
“Mamma, ma la sabbia scappa!!!”
“Lo so, ora tieni la mano completamente aperta… ”
Il bambino ubbidisce, ma una folata di vento porta via la sabbia rimanente.
“Anche cosi’ non riesco a tenerla!”
La mamma sempre sorridendo:
“Adesso raccogline un altro po’ e tienila nella mano aperta come se fosse un cucchiaio…
abbastanza chiusa per custodirla e abbastanza aperta per la liberta’ “.
“Il bambino riprova e la sabbia non sfugge dalla mano ed e’ protetta dal vento.
“Ecco come far durare un amore…”
Anonimo