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Agorofobia

L’agorafobia è quel disturbo per cui si prova ansia quando ci si trova in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto in caso di bisogno.

Situazioni ansiogene tipiche in caso di agorafobia sono, ad esempio, trovarsi fuori casa da soli, in mezzo alla folla, in coda con l’automobile, in un ingorgo su un ponte, il viaggiare in autobus, in treno, automobile, ecc.

Nell’agorafobia queste situazioni vengono sopportate con grande disagio o, più spesso, evitate. L’ansia provocata può essere così intensa da trasformarsi in un attacco di panico. Per questo motivo è tipico dell’agorafobia il procurarsi la costante presenza di una persona capace di rassicurarci.

Sebbene chi soffre di agorafobia ritenga spesso di essere una eccezione, l’agorafobia è un malessere frequente, spesso associato agli attacchi di panico . Infatti la classificazione degli attacchi di panico varia in base alla presenza o all’assenza di agorafobia.

sintomi dell’agorafobia sono gli stessi dell’ansia e degli attacco di panico, e lo stesso vale per la terapia.

Timidezza

La timidezza è facilmente individuabile perché le principali manifestazioni, attivate dal sistema nervoso periferico, sono: rossore in viso, battito cardiaco accelerato, sudorazione, tremore, bocca asciutta, mal di stomaco nausea, ansia.
Inoltre, spesso, a livello comportamentale, la persona timida:

  • cerca di evitare il contatto visivo durante uno scambio verbale;
  • presenta una certa rigidità nella forma del comportamento sociale che si manifesta con comportamenti molto formali, che seguono l’etichetta;
  • adotta un controllo rigido delle proprie reazioni emotive;
  • ha riluttanza a dialogare, proprio perché teme di sentirsi al centro dell’attenzione;
  • ha la netta convinzione che i contenuti dei suoi discorsi siano poco interessanti.

Tutto questo lo conduce ad avere scarne relazioni sociali , poiché qualsiasi situazione esterna che lo faccia sentire al centro dell’attenzione, viene evitata

Quindi per timidezza si intende un insieme di nervosismo e di preoccupazione che si manifesta nel contesto delle relazioni interpersonali.

Conseguenze della timidezza

La timidezza può manifestarsi con diverse intensità provocando una gamma di conseguenze che va dalla ritrosia nelle situazioni di esposizione, fino a dei comportamenti di evitamentoinibizione e isolamento in grado di condizionare gravemente lo svolgersi della vita quotidiana.

La timidezza è legata all’osservazione da parte degli “altri”, l’esposizione al giudizio, ed è influenzata dal livello della propria autostima.
L’autostima, a sua volta, è influenzata dalla timidezza, perciò capita spesso che si generi un circolo vizioso per cui una bassa autostima causa timidezza, la quale va ad alimentare la bassa autostima e così via, fino a che la semplice timidezza non si trasforma in un disturbo più serio come la fobia sociale.

La psicoterapia per una timidezza eccessiva riposa sulla solidificazione o sulla costruzione di una autostima adeguata, lavoro terapeutico che richiede un “viaggio” nella memoria, all’epoca in cui abbiamo imparato a valutarci in modo errato.

Cosa è possibile fare per migliorare l’autostima

Un percorso terapeutico aiuta la persona a:

  • Modificare lo stile di attribuzione sviluppando una visione più oggettiva e realistica della situazione in modo da evitare di addossare tutta la colpa di un insuccesso alla propria incapacità quando possono aver influito cause indipendenti da sé (difficoltà oggettive, circostanze sfavorevoli ecc.) e, nel caso si dovessero attribuire i propri fallimenti a cause interne, non considerarle come stabili (stupidità, incapacità ecc.), ma come transitorie (stanchezza, indisposizione ecc.)
  • Ridimensionare la portata di un insuccesso. Un fallimento non è la prova del proprio scarso valore. La persona con una sana autostima ha consapevolezza dei propri limiti, ma anche dei propri punti di forza, non si scoraggia e soprattutto non mette in discussione il suo valore per un obiettivo mancato.
  • Modificare il dialogo interno in modo da contrastare la tendenza a pensare a sé stessi in termini autosvalutanti.
  • Imparare a conoscersi meglio, arrivando ad una visione più obiettiva delle proprie potenzialità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma soprattutto su quelli positivi.
  • Modificare le proprie ambizioni, rivedere i propri ideali e le proprie aspirazioni. Gli obiettivi da perseguire devono risultare stimolanti, ma non eccessivi, calibrati sulle proprie capacità reali. Spesso chi ha una bassa autostima si pone mete irraggiungibili per poter poi giustificare il mancato raggiungimento delle stesse con la motivazione che si tratta di obiettivi impossibili da raggiungere. La persona con una sana autostima non si sente perfetta, ma si rapporta a se stessa in modo realistico e positivo. Si impegna per migliorare i punti deboli e valorizza i punti di forza.
  • Sviluppare abilità di comunicazione assertiva, presupposto essenziale per costruire relazioni interpersonali soddisfacenti.
  • Sviluppare abilità di problem solving

Ansia da Prestazione

L’ansia da prestazione è una emozione di intensità esagerata
che si sviluppa quando si sente di essere sottoposti a un giudizio relativo alla produzione di un certo risultato.

Di per sé l’ansia è un meccanismo di sopravvivenza e non va mai eliminata del tutto.

L’ansia da prestazione è indipendente dalle reali capacità dell’individuo e si manifesta tipicamente in due situazioni: il rapporto sessuale e l’esame.

Nell’ansia da prestazione il soggetto associa il raggiungimento del risultato desiderato non alla soddisfazione o al disappunto per averlo o non averlo raggiunto, ma al proprio valore assoluto come individuo.

Si tratta di una generalizzazione che ha profonde implicazioni sull’autostima e sulla sicurezza di sé. Questo perché cede implicitamente la valutazione del proprio valore di individuo a un giudice esterno e spinge il soggetto verso un perfezionismo disfunzionale.

L’ansia da prestazione può essere sfibrante al punto da impedire con la sua sola presenza di raggiungere i risultati desiderati.

Trattamento

Il trattamento dell’ansia da prestazione inizia con un lavoro sul ridimensionamento del significato dell’insuccesso proseguendo poi lungo un percorso terapeutico simile a quello relativo agli altri tipi di ansia.

Ansia anticipatoria

L’ansia anticipatoria è una emozione di intensità esagerata
che si sviluppa al pensiero di trovarsi in una situazione che ha provocato ansia esagerata nel passato.

Di per sé l’ansia è un meccanismo di sopravvivenza e non va mai eliminata del tutto.

L’ansia anticipatoria trae la sua forza dal lasciarsi automaticamente indulgere in pensieri catastrofici e si manifesta soprattutto con perdita di concentrazionenervosismo e irritabilità.

Può essere così intensa da causare comportamenti di evitamento  di situazioni, luoghi, ecc., tali da interferire seriamente con la quotidianità e il benessere del soggetto.

Il trattamento dell’ansia anticipatoria inizia con il riconoscimento dei pensieri catastroficiche ne sono alla base, per poi proseguire lungo il tipico percorso di elaborazione dei problemi di ansia.

Conflittualità di coppia

Non litigare mai non è affatto indice di un buon rapporto di coppia. Esistono coppie stabilmente insoddisfatte ma incapaci di lasciarsi: è come se i partner sentissero di non poter stare né con il coniuge né senza.

Il conflitto è un momento inevitabile e costruttivo all’interno di un rapporto di coppia. Quello che è importante è evitare che esso diventi distruttivo e, per questo è necessario imparare ad esprimere anche la rabbia in modo assertivo. Spesso il lavoro con le coppie è incentrato su questo. L’alternativa al divieto di manifestare il conflitto spesso è il conflitto mascherato, quello che si esprime in modo sotterraneo, attraverso per esempio il sarcasmo, i comportamenti passivo-aggressivi, o attraverso veri e propri sintomi o patologie, come la frigidità, l’impotenza, la depressione, l’alcoolismo, ecc. La coppia è un sistema, cioè è più della somma delle parti, ciò comporta che:

  • ci si influenzi a vicenda più di quanto si pensi;
  • dobbiamo imparare a sostituire il concetto di causa-effetto con quello di circolarità;
  • nella coppia si comunica di più attraverso la Comunicazione Non Verbale che attraverso la Comunicazione Verbale (dunque si può comunicare anche senza esserne consapevoli).

La comunicazione nella coppia

In un rapporto di coppia sono molte le comunicazioni tese a definire il rapporto, proprio per la sua natura fluida che determina la necessità di continue ridefinizioni. Non sempre però questo genere di comunicazioni è consapevole e viene  fatto in maniera esplicita. Allora le cose si complicano.

Per avere delle relazioni di coppia soddisfacenti e costruttive sono necessari:

  • la differenziazione del Sé dalla propria famiglia di origine;
  • la separazione dalle precedenti relazioni;
  • la capacità di esprimersi in maniera assertiva invece che passiva o aggressiva;
  • avere una buona stima di sé;
  • la capacità di riconoscere le proprie emozioni, i propri bisogni e desideri;
  • saper fare richieste chiare all’altro;
  • avere rispetto dell’altro ed essere disponibili a negoziare

Gestire un conflitto di coppia

Le seguenti regole benchè non sufficienti a risolvere le problematiche di coppia, sono tuttavia un utile guida per non farsi del male durante un litigio:

    1. determinare l’oggetto della controversia, cioè definire esattamente l’argomento;
    2. limitare l’oggetto della controversia, cioè non proporre più di un’accusa alla volta;
    3. non interrompere, bensì ascoltare fino in fondo;
    4. quando si viene accusati non ritorcere un’accusa diversa (es.: perché sei tornato così tardi? E tu perché spendi tanti soldi nei vestiti?);
    5. concordare il luogo e il tempo, non iniziare a parlare mentre l’altro è occupato o sta per uscire;
    6. evitare di fare ricorso al “museo coniugale”; anche per questo è importante dire subito le cose che non ci vanno bene;
    7. tenere le distanze (quando siamo arrabbiati non vogliamo l’altro vicino);
    8. non superare la soglia di vulnerabilità dell’altro (il suo punto debole);
    9. considerare il litigio come la conseguenza di qualcosa che accade dentro un sistema e dunque pensare sempre anche al nostro contributo e non solo a quello dell’altro;
    10. parlare delle nostre emozioni e dei nostri bisogni insoddisfatti piuttosto che accusare.

Le ragioni dello stare insieme

Talvolta succede che le premesse che stanno alla base del progetto costitutivo della coppia siano piuttosto fragili. Spesso la coppia si forma intorno alla aspettativa di uno o di entrambi i partner di trovare nell’altro il complemento perfetto a se stessi. Altre volte nella propria formazione la coppia si porta dietro, senza esserne consapevole, i conflitti della generazione precedente. Altre volte ancora l’illusione è quella di poter raggiungere insieme l’età adulta.

In questi casi se il partner non accetta di stare dentro una tale illusoria aspettativa è probabile che scoppino delle liti, ma qui il lavoro è da fare è a livello individuale e non di coppia. In questi casi cioè sarebbe necessario che la persona affrontasse un percorso  di psicoterapia personale  per  elaborare le proprie problematiche.

“Sto con te perché posso stare senza di te” e non “Sto con te perché non posso stare senza di te”. La dimensione della libertà di scelta è alla base di un buon rapporto di coppia.